COSA SAPERE PER REALIZZARE UNA SOSTA CORRETTA?
La sosta nella pratica di attività alpinistiche e/o di arrampicata è il primo punto della catena di sicurezza. La catena di sicurezza è costituita dall’insieme degli elementi che collegano un uomo ad un supporto, in genere alla roccia. Essa è composta nell’ordine da: roccia, ancoraggi, corda, bloccanti/discensore/longe, moschettoni, imbrago, uomo. L’obiettivo è ottenere una linea di progressione o di recupero realizzata secondo criteri di sicurezza, rendimento, affidabilità, rapidità di installazione ed economia di materiali.
Nella predisposizione di una sosta ovvero di un punto di calata e, comunque, tutte le volte in cui un ancoraggio singolo non dia sufficienti garanzie di sicurezza, è sempre necessario collegare due o più ancoraggi.
IL PUNTO D’ANCORAGGIO è il punto di presa sulla roccia, per esempio un chiodo o uno spit con piastrina; ma può essere anche naturale: un albero, un arbusto, uno spuntone di roccia o una clessidra. Se l’ancoraggio è sufficientemente resistente a garantire le sollecitazioni imposte alla catena di sicurezza, si può considerare già come il punto di attacco al quale assicurare tutti gli altri elementi della catena. In ogni caso, bisogna considerare che i punti d’ancoraggio per i quali è necessaria la posa in opera sulla roccia (tasselli di ogni genere, chiodi a fessura etc), presi singolarmente non possono essere considerati sufficientemente affidabili; pertanto, questi dovranno essere almeno doppiati, allo scopo di prevenire eventuali difetti del materiale e/o errori nella posa in opera.
Un ancoraggio deve rispondere ad alcuni requisiti fondamentali:
- garantire la resistenza alle sollecitazioni trasmesse da una caduta o dal peso di un operatore che viene calato o recuperato;
- essere disposto in modo da offrire resistenza in tutte le possibili direzioni di sollecitazione.
Per realizzare una sosta, gli ancoraggi (indispensabili almeno due) che ne fanno parte devono essere opportunamente collegati mediante cordino o fettuccia cucita.
Per consentire un’efficace distribuzione delle sollecitazioni sugli ancoraggi, collegati in parallelo, l’angolo che il cordino (o fettuccia) di collegamento forma in prossimità del vertice inferiore del triangolo non deve superare i 90°: angoli più aperti determinano sugli ancoraggi di sosta un sovraccarico, anziché una corretta ripartizione delle sollecitazioni.
Sotto verranno illustrati i diagrammi degli sforzi su due ancoraggi in caso di sollecitazione verticale verso il basso.


Le forze sono indicate in daN (deca Newton) come correttamente descritte a livello internazionale.
Gli schemi evidenziano come, passando da un angolo tra i rami del cordino di 120° ad un angolo di 60° e di 30°, la sollecitazione sugli ancoraggi si riduce rispettivamente del 40% e del 50% rispetto alla situazione iniziale. Di conseguenza è indispensabile costruire soste con l’angolo di vertice il più acuto possibile.
È fondamentale utilizzare sempre e solo materiale conforme alle norme europee (EN) o omologato UIAA ed in particolare cordini di diametro preferibilmente non inferiore a 6 millimetri.
Inoltre è importante che le soste siano costruite preferibilmente (a mio parere e per quanto possibile) sempre con spezzoni di corda dinamica (10mm), in quanto in caso di rottura di uno dei punti di ancoraggio, l’allungamento della corda, dissipa l’energia generata, caso contrario se costruite con cordini in kevlar o dyneema che sono materiali statici e, se non utilizzati con le dovute attenzioni e accorgimenti, possono provocare danni in caso di cedimento di un punto di ancoraggio.
Esistono due modi di collegamento: in serie e in parallelo. Il collegamento “in parallelo” è un collegamento che ha la duplice proprietà di distribuire in maniera uniforme le sollecitazioni su tutti gli ancoraggi collegati, senza, nel contempo, compromettere l’intera sosta in caso di cedimento di uno di essi. In quest’ultima evenienza, tuttavia, gli ancoraggi (o l’ancoraggio) rimasti in posto ricevono un pericoloso strappo, dovuto all’allungamento improvviso del collegamento, che rischia di pregiudicarne la tenuta. E’ pertanto consigliabile realizzare un collegamento il più possibile corto, compatibilmente con un’efficace ripartizione dei carichi sui singoli ancoraggi di sosta.
Consideriamo le soste “in parallelo”, ossia quelle che vengono di fatto eseguite nella maggior parte dei casi. Di tali soste è possibile effettuare la seguente classificazione (entreremo nello specifico nei prossimi post riguardo questi tipi di soste):
- Sosta mobile;
- Sosta fissa ;
- Sosta semimobile;
- Sosta ad asola inglobata.