| Punti d’appoggio |
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| Rifugio Nicola Rifugio Gherardi |
| Traccia gps – Komoot |
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| Download .gpx – Rocco Accinni Komoot |
| Vetta |
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| Monte Sodadura |
| Zona geografica |
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| Alpi Orobie |
| Portami al punto di partenza |
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DESCRIZIONE
Se stai cercando uno splendido itinerario sui Piani di Artavaggio in MTB, questo anello intorno al Monte Sodadura è la scelta perfetta.
Oggi siamo nella bellissima Lombardia, per la precisione in Val Taleggio, al cospetto delle Prealpi Orobiche. Siamo in compagnia dell’inseparabile amico Marco e di Enrico, il perfetto “padrone di casa” ed esperto conoscitore di questi luoghi. La nostra meta di oggi sono i Piani di Artavaggio, per un itinerario ad anello davvero spettacolare.
Da Lecco ci si dirige verso Ballabio, si attraversa Moggio (in Valsassina) e si imbocca la SP64 scendendo in Val Taleggio per circa 6 chilometri, fino a raggiungere il comodo parcheggio per i Piani di Artavaggio situato nella frazione di Sottochiesa (BG).
Giunti al punto di partenza scarichiamo le nostre bici, facciamo un controllo veloce alle bici e imbocchiamo subito la strada agro-silvo-pastorale (segnavia SASP58). La sterrata attraversa un fitto e bellissimo bosco, regalando di tanto in tanto splendidi scorci panoramici che si aprono sulla valle sottostante. Il fondo è sterrato, compatto e sempre pedalabile, alternando pendenze costanti a piacevoli falsopiani (difficoltà S0).

Dopo circa 8 chilometri di salita costante (percorribili in circa 1 ora) raggiungiamo i Piani di Artavaggio, sbucando nei pressi dello storico Albergo Sciatori. Facciamo una piccola pausa per ammirare il grandioso anfiteatro naturale che ci circonda: dinanzi a noi il Rifugio Nicola, la prima meta della nostra giornata, sovrastato dall’iconica e inconfondibile forma piramidale del Monte Sodadura (2.010 metri).

Superato l’Albergo Sciatori imbocchiamo l’evidente sentiero sulla sinistra. Il fondo rimane pulito e pedalabile (S0), ma questa volta le pendenze si fanno più dure, arrivando a toccare punte del 17%. In circa 3 chilometri (un’altra ora di agile pedalata tra pascoli d’alta quota, fischi di marmotte e paesaggi mozzafiato) raggiungiamo il Rifugio Nicola a quota 1.870 metri, uno dei punti più spettacolari di questo giro sui Piani di Artavaggio in MTB. Qui una sosta è d’obbligo: ci concediamo un caffè caldo e una squisita fetta di torta alle mele.
Purtroppo, la meteo quassù è ballerina e banchi di nebbia fitta si alternano a repentine schiarite, ostacolando in parte la visuale. Nonostante questo piccolo imprevisto, riusciamo comunque a far decollare il drone DJI per qualche spettacolare ripresa aerea.
Rifocillati e pronti a ripartire, studiamo la mappa per il proseguimento. Le opzioni sono due: ridiscendere dal percorso di salita o aggirare il Sodadura. Enrico non ha dubbi e ci consiglia la seconda opzione. Prima, però, facciamo una veloce deviazione in cresta verso il Rifugio Cazzaniga Merlini per goderci l’ambiente d’alta quota, poi torniamo sui nostri passi e imbocchiamo il Sentiero CAI 101 (il celebre Sentiero delle Orobie), aggirando il versante nord del Monte Sodadura in direzione del Passo Sodadura (1.867 m).
⚠️ In questo tratto il terreno si fa decisamente più sconnesso e presenta alcuni passaggi stretti e parecchio esposti che alzano il livello tecnico del giro (difficoltà S2). Inoltre, se percorrete questo itinerario a inizio stagione, prestate molta attenzione agli accumuli di neve tardiva a nord, che possono rendere il transito estremamente scivoloso.

Panorama da urlo e scenario selvaggio e mozzafiato!
Dopo circa 3-4 chilometri tra continui saliscendi, fili di cresta e traversi tecnici, raggiungiamo la Bocchetta di Regadur. Da qui imbocchiamo sulla destra il Sentiero CAI 120 in direzione del Rifugio Gherardi. Passiamo davanti alla Baita Regina e proseguiamo lungo l’evidente via in discesa. La nebbia purtroppo ci ostacola la vista e non ci fa godere il panorama, ma il trail ci costringe a tenere gli occhi incollati al terreno: la discesa è interamente su fondo sconnesso, roccioso, con pendenze severe e tratti esposti.

⚠️ Il sentiero è stretto e molto frequentato dagli escursionisti a piedi. Tenete a bada l’adrenalina, moderate la velocità e date sempre la precedenza ai pedoni.
In circa 4 chilometri di puro tecnicismo e divertimento raggiungiamo il Rifugio Gherardi (1.650 m), dove ci concediamo una breve sosta sul soffice prato circostante per qualche foto di rito. Riprendiamo la discesa, che ora si fa più dolce e scorrevole tra ampi prati e fondo battuto, fino a raggiungere la località Quindicina. Da qui, su comodo asfalto, scendiamo rapidamente fino al piccolo e suggestivo abitato di Pizzino, una frazione di Taleggio incastonata nella valle e lambita dal torrente Valle Asinina. Questo piccolo borgo, apparentemente pacifico e isolato, nasconde un passato medievale di grande importanza strategica. Fu terra di scontri e di confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.
Ci fermiamo alla fontana del paese per riempire le borracce e respirare la storia di questo luogo.
Riprendiamo il tour seguendo Enrico lungo un tratto di asfalto fino all’imbocco del Sentiero 150B con indicazione Piani di Artavaggio.
Qui inizia la seconda e impegnativa fatica della giornata: il percorso si sviluppa su una solida strada bianca (S0), ma le pendenze sono costanti e a tratti impegnative, con pendenze che sfiorano frequentemente il 15-16%. Lo percorriamo per circa 8 chilometri e man mano che saliamo, grazia ad un miglioramento del tempo, si apre la vallate e il paesaggio circostante.
In circa un’ora siamo ai Piani di Artavaggio dinnanzi all’Albergo sciatore ove eravamo passati la mattina.
Da qui, non ci resta che imboccare sulla sinistra la sterrata SASP58 percorsa all’andata e goderci la meritata e rilassante discesa che, in meno di mezz’ora, ci riporta alle auto.
CONSIDERAZIONI: Piani di Artavaggio in MTB
Il percorso descritto è un itinerario paesaggistico splendido per chi vuole scoprire i Piani di Artavaggio in MTB. Dal punto di vista tecnico si divide in due parti: la prima e l’ultima parte sono alla portata di tutti, sviluppandosi su comode strade forestali (S0/S1). La sezione centrale, invece, che collega il Rifugio Nicola al Rifugio Gherardi passando per il Sentiero 101, richiede un’ottima tecnica di guida, fermezza d’animo nei tratti esposti (S2 con passaggi S3) e una buona dose di gestione fisica, considerando che l’itinerario prevede una doppia risalita ai Piani di Artavaggio.
Sconsigliamo questa variante centrale ai biker meno esperti o ai neofiti, che possono comunque godersi uno splendido giro fermandosi e rientrando dal Rifugio Nicola.
Vi ricordiamo inoltre, soprattutto se non siete ben conoscitori della zona, di avere sempre con voi la traccia .gpx scaricabile dal nostro sito.
Noi siamo sempre qui per darvi indicazioni in merito al percorso!