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Punti d’appoggio
Bivacco G.E.F.O.
Traccia gps
/
Vetta
M. Due Mani (1666)
Zona geografica
Alpi

INDICAZIONI STRADALI

Da Milano si segue la strada che porta a Lecco.
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull’Adda a Lecco) per prendere la nuova ss. 36 che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all’uscita dell’ultima galleria, imbocchiamo la strada che conduce a Morterone. Dopo un distributore di benzina ENI, si svolta a sinistra sempre seguendo le indicazioni per Morterone (LC). Si percorre una strada di montagna molto stretta e tortuosa (ATTENZIONE: prestare la massima attenzione sulla strada e procedere lentamente). Lungo la strada, sulla sinistra, si trovano le indicazioni per la ferrata.

Parcheggiata l’auto, imbocchiamo l’evidente sentiero. Sentiero molto ripido che in circa 10 minuti ci conduce all’inizio della ferrata a c.a. 900 mt. Ci imbrachiamo ed iniziamo questa nuova avventura.

Le condizioni meteorologiche in questa giornata di Marzo  non sono delle migliori. E’ nuvoloso, ogni tanto cade qualche goccia d’acqua e la notte prima è piovuto. Insomma non abbiamo scelto la giusta giornata per fare questa escursione, però non abbiamo perso il coraggio.

La ferrata è divisa in circa 10 sezioni, tutti con la possibilità di essere evitati grazie al sentiero che affianca l’intera ferrata.

Attrezzata nel 1982 dal CAI di Ballabio, il percorso è stato tracciato dall’alpinista Simone Contessi (giovane promessa dell’alpinismo ballabiese), perito sul Sass Pordoi a causa di un fulmine che tranciò la corda a pochi metri dalla vetta.

Nell’affrontare il primo tratto, incontriamo subito una piccola parete verticale superabile con l’ausilio delle braccia. Qui ci imbattiamo in una prima difficoltà in quanto, a causa della roccia molto bagnata, ci risulta un po’ difficile superare questo tratto. In sicurezza e con molta tenacia riusciamo a superare questo “piccolo” ostacolo. Usciti da questo tratto, ci troviamo subito sotto un’altra paretina più verticale superabile con l’ausilio di staffe che ci permettono di guadagnare quota rapidamente. Si traversa leggermente a sinistra e si esce in cima, percorrendo il sentiero che conduce sotto un’altra parete verticale, ma questa volta la roccia si presenta con molti e buoni appigli e appoggi. Superata questa roccia ci si ritrova sul sentiero che conduce al tratto successivo della ferrata. Questa nuova sezione parte con un traverso sulla destra e subito dopo una netta parete verticale con alcuni passaggi spettacolari, concludendo con un bellissimo diedro. E’ indispensabile l’uso delle braccia.  Di nuovo c’è il sentiero, con la possibilità di poter continuare su sentiero o su via ferrata, e di nuovo rocce da superare. Questa volta sono rocce che si superano facilmente e non presentano grosse difficoltà tecniche, se non  nella parte finale, dove, sempre assicurati al cavo metallico, si ridiscende sul sentiero. Prestare attenzione qualora il terreno sia bagnato.
Ci si rimette sul sentiero, superando un canalino erboso sino a giungere nuovamente sotto un’imponente parete. Nel primo tratto molto verticale è necessario l’uso delle braccia; nel mezzo della parete troviamo un bel traverso e successivamente un secondo tratto verticale meno duro del precedente. Al termine di questa sezione ci ritroviamo sempre sul solito sentiero che, in modo molto ripido, ci porta all’attacco delle altre sezioni, molto semplici e che non presentano nessuna difficoltà tecnica. Si tratta di facili e simpatiche rocce. Dopo questi tratti, percorrendo un pendio erboso, ci troviamo d’avanti al punto chiave della ferrata: TORRIENE DISCODIA. Questo tratto di ferrata risulta molto più difficile, esposto e verticale rispetto a tutta la ferrata anche se è dotato di molte staffe metalliche. Qui troviamo anche una targa gialla che ci segnala la difficoltà del tratto. Nulla di impossibile, ma che va valutato attentamente.
Noi proviamo a percorrerlo, ma subito dopo qualche metro sulla verticale, decidiamo di ridiscendere e di saltare questo tratto. La roccia è molto bagnata, si scivola facilmente e l’uso delle braccia diventa fondamentale. Decidiamo di non rischiare e aggiriamo questo tratto attraverso il sentiero che, superato un canale molto ripido, ci porta in cima a questo tratto molto difficile. In compenso la natura ci fa un grande regalo: a pochi metri da noi vi è uno stambecco dal corpo possente e dal pelo color fulvo chiaro mentre sta brucando l’ erba e noi in silenzio, per non farlo scappare, siamo stati attimi a guardarlo. Per i nostri occhi è stata una grande emozione, in quanto sulle nostre montagne “meridionali” vedere uno stambecco è raro se non addirittura impossibile.
Continuiamo la nostra escursione, anche se il tempo sta cambiando e sta per arrivare un po’ di neve.
Ci ritroviamo di fronte ad un nuovo tratto di ferrata che inizialmente ci risulta molto difficile a causa di una placca rocciosa molto liscia e soprattutto molto scivolosa. Superata questo tratto possiamo trovare un comodo appoggio su una pianta per poter rifiatare e riprendere comodamente la ferrata che è sempre verticale, ma siamo aiutati in questo caso da alcune staffe.
Terminato questo tratto iniziamo una lunga camminata in cresta ed intravediamo la croce di vetta. Continuando sul sentiero, tutto su creste roccese e con alcuni passaggi in cui prestare attenzione, si può arrivare in cima al bivacco Locatelli (Bivacco G.E.F.O. Olginate) -1666 mt-.
Purtroppo però  sia a causa delle condizioni meteorologiche  sia a causa della neve ancora presente, siamo costretti a ritornare indietro attraverso il sentiero che costeggia la ferrate e che più volte nella salita abbiamo incrociato. Il sentiero non è da sottovalutare, è molto ripido con traversi abbastanza esposti ed è reso ancora più pericoloso dall’erba bagnata, che aumenta notevolmente il rischio di scivolare.

CONSIDERAZIONI

La ferrata non è affatto banale e non va per niente sottovalutata. Da valutare attentamente la fattibilità del tratto considerato MD (molto difficile). L’intera ferrata richiede molto l’ausilio delle braccia su vari tratti difficili. La ferrata può essere abbandonata in qualsiasi momento  grazie al sentiero che la costeggia interamente. Prestare la massima attenzione anche durante la discesa, in quanto il sentiero è davvero impervio e con notevole pendenza in alcuni tratti. Il panorama sul lago di Lecco e l’intera Valsassina è qualcosa di spettacolare e unico.

In questa escursione abbiamo capito che andare in montagna non è solo “andare in montagna”. C’è qualcosa di intrinseco nell’uomo che lo spinge a tentare cose sempre più ardue, che vanno spesso oltre i propri  limiti. A volte però bisogna essere intelligenti e ragionare con la testa, non solo con il cuore. Non bisogna  dare retta solo a quella voglia di fare qualcosa di nuovo, ma piuttosto alle nostre capacità e possibilità. Spesso in montagna, a causa del tempo, delle condizioni meteorologiche e di altri fattori  bisogna saper rinunciare.

La rinuncia non è un fallimento, ma è solo posticipare il successo.

Ritorneremo per assaporare l’ebbrezza del Torrione della discordia!!!!!!!

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